martedì 9 luglio 2013

METODOLOGIA DEL GRUPPO


METODOLOGIA DEL GRUPPO

Le sedute di gruppo consistono in incontri periodici (di circa ± 15 persone) il cui scopo principale è l'espressione di sentimenti e vissuti in un ambiente protetto ed il raggiungimento della consapevolezza delle proprie dinamiche interne ed interpersonali.
Si tratta di un gruppo di evoluzione e sviluppo personale dove ciascuno dei partecipanti ha la possibilità di effettuare un lavoro individuale (una "esplorazione") in cui è assistito da un agevolatore e può utilizzare uno o più componenti del gruppo in qualità di personaggi e/o figure della sua esistenza e/o della sua immaginazione.
I membri del gruppo possono avvalersi o meno di questa possibilità. Essi sono totalmente liberi di parlare o di non parlare, di compiere un lavoro di esplorazione o di non compierlo. di partecipare o meno al lavoro degli altri se si è stati chiamati a farlo, di offrire un  ‘Feedback' o di negarlo, di ascoltare e di negare quanto avviene, di rimanere in gruppo o di uscirne.

Alla base del buon funzionamento del gruppo vi sono delle regole, che consentono ad ognuno di rispettare la libertà degli altri:

La discrezione e confidenzialità: non si deve parlare al di fuori di quanto accade nel gruppo: questo darà la tranquillità necessaria per esprimersi liberamente
L'astinenza da relazioni sessuali tra i componenti del gruppo: permette di mantenere la propria autonomia e la propria disponibilità nelle diverse situazioni emotive che possono crearsi all'interno del gruppo. Durante lo svolgimento dell'incontro di gruppo. si è terapeuti a vicenda: perciò è utile rispettare la riservatezza ed evitare di vedersi all'esterno
L'esclusione di osservatori casuali: permette al gruppo, libero da interferenze esterne, di raggiungere progressivamente coesione, solidarietà, complicità ed intimità
Il non fumare: consente di utilizzare creativamente le motivazioni e le tensioni che portano all'atto sterile e dannoso del fumare
Il tempo a disposizione fisso: fa sì che ognuno utilizzi il gruppo lasciando spazio agli altri; complessivamente il gruppo dispone di 2,30 ore
Esprimersi invece di dialogare: durante tutte le fasi dell'incontro di gruppo non è consentito dialogare con la persona che in quel momento ha la parola, anche quando si viene direttamente interpellati da essa. In questo caso si dovrà aspettare il proprio turno, inserendo tale vissuto all'interno del proprio lavoro; oppure, se il turno è passato o si è in una fase che non prevede interventi, si potranno far presenti all'agevolatore le esigenze emerse al momento
Il ''basta davvero!": è una formula convenzionale che, pronunziata da chi sta compiendo un'esplorazione in profondità, gli-permette di interrompere il suo lavoro. richiamando il gruppo a sospendere e fermare del tutto ed immediatamente l'interazione in corso

STRUTTURA

La seduta di gruppo ha una sua struttura ed attraversa delle fasi: che corrispondono alle fasi di precontatto (inizio), contatto (durante), postcontatto (fine).

INIZIO (fase espositiva) Nella fase iniziale i membri del gruppo sono invitati a partecipare brevemente/ a turno del loro vissuto attuale: esperienze, sentimenti, aspettative, ed a prenotarsi eventualmente per un'esplorazione.
Inizia quindi la fase di vero e proprio 'lavoro' in gruppo. Chi si è prenotato per primo inizia a parlare. Durante questa esperienza individuale egli utilizza il gruppo per se con l'aiuto dell'agevolatore. Quest'ultimo ha uno stile eclettico, utilizza. cioè. di volta in volta. i metodi di facilitazione più adatti per un efficace sostegno a ciascun partecipante.

DURANTE (fase del cambiamento) Uno o più membri del gruppo possono essere chiamati a partecipare al lavoro in qualità di personaggi e/o figure dell'esistenza e/o dell'immaginazione di chi sta lavorando. Essi. astenendosi dall'intervento, favoriscono l'esplorazione del partecipante.
Al termine del lavoro l'agevolatore chiede a chi ha effettuato l'esplorazione se vuole ricevere un feedback da qualcuno.
I membri del gruppo, chiamati a dare un feedback . esprimono le percezioni, i vissuti, gli immaginari, i sentimenti, generati in loro dell'esperienza di esplorazione individuale a cui hanno assistito o partecipato. Ognuno cercherà di comunicare la propria percezione dell'esperienza dell'altro nel FEEDBACK fenomenologico: "lo ho percepito.... ho vissuto..., ho immaginato ... ed ho sentito ... TE - NEL - TUO - LAVORO e ME - DURANTE - IL – TUO LAVORO" e come " IO percepisco, vivo. immagino e sento TE - ADESSO - E ME - ADESSO".
In questo modo la persona che ha lavorato rielabora la sua esplorazione. arricchendola ed amplificandola attraverso l'altro. Si passa, quindi, alla prenotazione del lavoro successivo.

FINE (fase dell'assimilazione / integrazione) Quando il tempo a disposizione del gruppo sta per terminare, l'agevolatore chiede ai partecipanti di esprimersi a turno, facendo un bilancio di ciò che è accaduto nel corso della seduta e comunicando eventualmente il proprio vissuto dell'esperienza di gruppo appena trascorsa.
I partecipanti al gruppo potranno poi utilizzare all'esterno quanto hanno compreso e sperimentato in un ambiente protetto; potranno interagire in modo più spontaneo e fluido con chi li circonda, ma soprattutto - e questo è l'obiettivo .principale - potranno conseguire l'autosostegno necessario per una propria autonomia esistenziale.

'Regole di partecipazione'
Un lavoro continuativo di evoluzione e crescita personale effettuato in Gruppo si basa, oltre che sul ruolo e sulla funzione dell'agevolatore, sulle energie di tutti i partecipanti:
la regola aurea di ogni gruppo di sviluppo, come nella vita, è che
"Ciascuno riceve nella misura in cui da"
Le assenze dal gruppo sono quindi sempre una rinuncia ad un opportunità di lavoro per sé, ma anche una non responsabile sottrazione di energie e di confronti emotivi per gli altri partecipanti.
Per questo l'impegno ad una presenza continuativa è la premessa per un lavoro responsabile ed efficace per sé e per gli altri.
La mancanza di presenza continuativa rende il gruppo precario per tutti i partecipanti ed inoltre, chi si assenta, occupa un posto che potrebbe essere proficuamente preso da altre persone che sono in lista di attesa.
In più una presenza saltuaria rischia di diventare un investimento antieconomico visto che il pagamento essendo mensile va comunque effettuato.

ORIENTAMENTO PEDAGOGICO AL FEEDBACK _FENOMENOLOGICO

Definizione: (Feed = nutrire, alimentare - Back = indietro)
II FEEDBACK è un ritorno d'informazione ad un centro emittente e può essere chiamato anche "retroazione". Questo messaggio di ritorno serve ad agevolare l'apprendimento e ampliare la presa di coscienza e la consapevolezza.
La comunicazione di ritorno serve ad informare la sorgente di un messaggio dell'effetto prodotto sul destinatario. La percezione della reazione prodotta in altri da un proprio comportamento può essere utile a rendere un nostro agire futuro più adeguato, appropriato o funzionale alle nostre necessità e all'ambiente circostante. In questo modo, l'effetto delle conseguenze del comportamento può alterare o rafforzare un comportamento futuro.
Questo meccanismo di aggiustamento naturale esiste anche nei sistemi biologici: è il segnale con cui un organo periferico risponde all'organo centrale che lo ha stimolato, modificando l'azione e quindi provocando un'autoregolazione del sistema, Inoltre, nei sistemi elettronici, è il ritorno di segnale che consente all'unità di governo del sistema di individuare eventuali errori e di provvedere alla loro correzione.
In un setting strutturato di psicoterapia individuale In gruppo 'GESTALT', agevolato dalla collettività gruppale 'COUNSELING', il FEEDBACK assume notevole rilevanza ed è di grande utilità sia per chi effettua una esplorazione terapeutica, sia per chi ne è testimone. Per riuscire a ottimizzare la validità del FEEDBACK, forniamo alcune indicazioni di massima.

In un SETTING gruppale strutturato, i partecipanti possono esprimere il FEEDBACK nei seguenti modi:
A - a RICHIESTA (in genere a 3 o 4 persone)
In questo caso la persona, che ha effettuato una esplorazione terapeutica, sceglie un membro del gruppo come referente utile, dal quale vuole sentire le risonanze provate durante questo lavoro terapeutico.
B - in OFFERTA
Un membro del gruppo spontaneamente vuole offrire un contributo che può essere utile a chi ha effettuato un esperimento terapeutico e chiede se vuole essere sentito. Sarà la persona che ha lavorato a decidere se lo vuole o meno.
C - per DISCARICA PULSIONALE
Un lavoro terapeutico appena effettuato da un partecipante ha coinvolto eccessivamente un altro membro del gruppo, che sente un'esigenza esplosiva e il bisogno di scaricarsi, quindi:

1) può chiedere di prenotarsi per una esplorazione utilizzando le risonanze e le tensioni interne suscitate da questo vissuto in una 'MESSA IN AZIONE CONSAPEVOLE'
2) non essendo ancora pronto per lavorare su questo vissuto, può chiedere all'agevolatore di potersi esprimere soltanto per evacuare la pressione intollerabile e ridurre così momentaneamente le tensioni interne con un ACTING OUT concordato ed accettato
3) la persona è travolta dal proprio vissuto, con una emorragio pulsionale intrattenibile e non essendo più in grado di gestire lo 'stress' situazionale, esce temporaneamente dal 'setting' di gruppo; ritornandovi dopo essersi calmata.

Questa prassi metodologica è stata creata per tutelare i partecipanti dei gruppi terapeutici strutturati e favorire la possibilità di esplorazioni emotive.
Durante un lavoro effettuato con abreazione catartica, la persona vive un momento di estrema delicatezza a livello sia a livello psichico che corporeo, come stare in una sala operatoria, perciò necessita di attenzione e molto rispetto.
Dopo il lavoro, essendo la persona ancora fragile; Il feedback può essere nutriente e di arricchimento, o dannosamente tossico ed indigesto. Per contenere la violenza gratuita (aggressività, rabbia) di tipo 'reattivo', è utile contenere il  'VISSI': Valutare (giudicare) Indagare - Sostenere (eccessivamente) - o Soluzionare (consigliare) -Interpretare.

MODALITA' DI FEEDBACK (fenomenologico)

Mentre TU lavoravi:
ho VISTO (mani chiuse, mimica ..... )
ho ASCOLTATO (che dicevi, citavi )
ho IMMAGINATO (che eri arrabbiato )
ho SENTITO (in me calore, tensioni )

ORA/ADESSO In questo momento:
TI VEDO (che hai una posizione )
IMMAGINO (che sei soddisfatto )
PENSO (che sei irritato ..... )
e SENTO (il cuore che mi batte forte .....)

Per un FEEDBACK con coinvolgimento partecipativo, si può aggiungere: "durante il tuo lavoro: ho rivissuto insieme a te un momento particolare della mia infanzia, significativo; con un amico parente caro ... sono commosso o rabbioso, ecc...." .
Si può, dunque, presumere che ciò che vedo o ascolto riguardi la mia percezione "obbiettiva", mentre ciò che immagino sia spesso proiezione e quello che sento appartenga al transfert.
Sappiamo che la proiezione è una operazione con la quale il soggetto espelle (ritrovandoli poi nell'altro) le qualità, sentimenti, desideri propri che disconosce o rifiuta. Questo atto proiettivo è il risultato della collusione simultanea tra un evento attuale (vissuto adesso nel Qui ed Ora) ed un evento traumatico (ferita aperta del passato somigliante). La proiezione è una specie di interpretazione contaminata dal passato e rievocata da un evento attuale. Spesso è inconscia e passa inosservata. Il transfert è generalmente una risposta susseguente ad una proiezione ed include una identificazione. Quindi, è meglio considerarlo un alleato per la terapia, piuttosto che una resistenza. Proiezione e transfert sono elementi utili per- evitare lo spavento della novità del presente. Riprodurre l'antico attaccamento diventa un mezzo per non entrare in contatto con la relazione attuale ed occultare l'incertezza. L'esperienza del nuovo è nutriente a condizione che operi un adattamento creativo, altrimenti viene vissuto come fonte di noia, paura, fastidio e sofferenza.

Estratto da: LA CLINICA DEL TRANSFERT IN PSICOANALISI E IN PSICOTERAPIA DELLA GESTALT di E. Giusti - Ed. Kappa, Roma 1991